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17 luglio 2007

Fare Verde Sardegna: “Soru incontra i cittadini di Ottana dopo aver deciso la loro fine…..”

“L’incontro di questo pomeriggio tra Soru, l’Assessore Morittu e i cittadini di Ottana e delle aree limitrofe per spiegare cosa sarà il termovalorizzatore non è altro che una grave presa in giro per le popolazioni del nuorese”, afferma Simone Spiga, Responsabile Regionale di Fare Verde.

“Dopo aver deciso nel silenzio degli Amministratori Provinciali e Regionali, oggi vengono a Ottana per spiegare le caratteristiche del termovalorizzatore”…” ma perché non ci spiegano che tipo di interessi economici ci sono dietro la creazione di questo mostro ambientale? Perché non ci dicono quando sarà grave per le popolazioni delle aree intorno respirare diossina e nanoparticelle? Perché non ci spiegano perché la Regione farà arrivare in Sardegna rifiuti da altre regioni italiane?, tutte domande alle quali Soru e il suo cagnolino Morittu non sapranno e non vorranno rispondere”, incalza Simone Spiga.

“Certo siamo sicuri che l’orgoglioso popoloso sardo saprà dare la risposta che si meritano questi amministratori incapaci di ascoltare le esigenze dei sardi, ma soprattutto impegnati a sostenere lobby economiche che nulla hanno a che fare con la Sardegna”, conclude Simone Spiga.

23 giugno 2007

Sardegna: «Quell'inceneritore non lo vogliamo»

 

Tratto da L'Unione Sarda

Ieri a tarda sera confronto improvvisato con il governatore

«Presidente, lei deve tenere conto del fatto che l'inceneritore dei rifiuti noi non lo vogliamo. E dunque non si deve fare». Quasi tutti di questo tenore gli interventi di quanti ieri sera, a Bolotana, si sono voluti confrontare con Soru sul termovalorizzatore che la Regione vuole costruire a Ottana. Invitato dal circolo di Progetto Sardegna, il presidente avrebbe voluto parlare soprattutto di Partito Democratico. E invece, in un'aula consiliare gremita, l'argomento della riunione nella tarda serata di ieri è stato quello del termovalorizzatore che la Regione vuole realizzare a Ottana. La prima domanda dal pubblico l'ha posta Mariangela Barca, di Sarule, componente del comitato per il no: «Abbiamo scelto di vivere qui, in un piccolo centro. E questo vantaggio ci verrebbe negato proprio dalla presenza dell'inceneritore. I nostri figli rischiano di crescere in un territorio dall'aria avvelenata». Il presidente non si è scomposto e ha replicato: «Le ricerche scientifiche dicono il contrario - ha detto Soru - il termovalorizzatore a Ottana serve alla Sardegna. Posso solo promettere che non ci sarà un solo grammo di rifiuti che arriverà dal Continente». Da Franco Cossu e Peppino Sini, di Orani, altre contestazioni: «Perché non è stato fatto un approfondimento tecnologico?». E Soru, sicuro: «Lo abbiamo fatto, non siamo così stupidi da procedere senza avere sicurezze». E per tagliare la testa al toro il presidente ha lasciato tutti con una promessa: «Entro due settimane ci sarà un confronto pubblico con esperti e scienziati». Qualcuno ha chiesto perché è stato scelto il paese di Ottana e non uno del nord Sardegna. «Perché la struttura sarà al servizio dell'industria, che qua è presente, e perché questo è un territorio baricentrico». Intanto il comitato popolare che raduna le comunità contrarie all'inceneritore ha annunciato che giovedì prossimo alle 17.15 a Nuoro ci sarà un convegno dal titolo "Dal no al termovalorizzatore di Ottana alle alternative all'incenerimento dei rifiuti.

19 giugno 2007

«Il termovalorizzatore oggi non ha più senso»

 Tratto da L'Unione Sarda -intervista a Gianni Mura, Componente della Commissione di gara per il termovalorizzatore

Il lavoro della Commissione regionale, chiamata a valutare i progetti per la realizzazione di una centrale energetica integrata, è iniziato oltre un anno fa, quando «lo scenario era ben diverso». Oggi, il quadro generale è cambiato e le novità portano a fare nuove riflessioni sul progetto. Lo sostiene Gianni Mura, ingegnere, nominato dal Comune di Ottana nella Commissione di valutazione dei progetti per la realizzazione del termovalorizzatore.
Oggi, la centrale non serve?
«Di sicuro posso dire che il quadro di riferimento è radicalmente cambiato: nel febbraio 2006 si registrava la crisi della centrale di Ottana, che ha una potenza di 140 megawatt. Di questi, soltanto 40 sono necessari per il funzionamento delle attività industriali di Ottana, mentre il resto viene venduto alla rete nazionale. Oggi, la centrale di Clivati è stata risanata ed è previsto un potenziamento fino a 200 megawatt».
Si può sempre costruire una centrale per vendere energia?
«Certo, ma a questo punto il ragionamento non è più basato sull'emergenza energetica e quindi mi chiedo: che senso ha costruire una nuova centrale per arrivare a produrre oltre 240 megawatt a Ottana, che ne consumerebbe solo il 20%?».
 E il problema dello smaltimento dei rifiuti?
 «Questo è un problema serio al quale nessun territorio si può sottrarre. Infatti, non sono contrario al termovalorizzatore per ragioni ideologiche, ma avendo visto il progetto, ritengo non si possa più parlare di centrale integrata. Se vogliamo una centrale di smaltimento dei rifiuti con la combustione, allora questo è un problema regionale e il sito non va imposto, ma valutato sulla base della fattibilità. E non si capisce a quel punto perché il termovalorizzatore debba sorgere a Ottana quando la grande maggioranza di rifiuti la si produce a Olbia e Sassari».
È una questione di campanile?
«Direi di no. Tutti ci dobbiamo far carico del problema dei rifiuti che però va impostato con sperimentazioni che puntimo a spingere al massimo la differenziata. La Regione deve avere il coraggio di sviluppare una tecnologia che abbia requisiti di garanzia per la salute. Tanto più che all'unanimità la Commissione, nella lettera riservata inviata alla Giunta, ha chiesto che venga diminuita la quota di rifiuti da bruciare nel termovalorizzatore».
La Commissione teme che i rifiuti possano aumentare con il passare degli anni?
«Nella proposta di Urbaser, che ha vinto la gara, il 45% dei ricavi, nei primi undici anni, arriva dalla vendita dei certificati verdi. A fronte di un ricavo di 62 milioni di euro, i certificati valgono 28 milioni, mentre la tariffa incide per 13 e la vendita di energia per 20. Se la normativa sui certificati verdi dovesse essere modificata, così come si pensa, la tariffa di smaltimento dei rifiuti finirebbe per essere triplicata».
 Lei ha votato no alla graduatoria perché le proposte non prevedono in modo distinto un impianto a biomasse. Perché non si è dimesso dalla Commissione?
«Se mi fossi dimesso, non avrei rispettato il lavoro dei miei colleghi. E in ogni caso, ho assegnato un punteggio uguale a zero ai parametri sulla qualità del progetto».
È convinto che la linea a biomasse non si farà?
 «A parte il fatto che i prezzi delle biomasse sono fuori mercato. Poi, una centrale a biomasse produce in trent'anni un milione di tonnellate di ceneri, che sono rifiuti speciali. Anche in questo caso, dunque, l'impatto ambientale non è neutro. Ripeto: che senso ha ora realizzare la centrale a Ottana? Questo la Regione lo deve spiegare».
La Giunta assicura un confronto con gli enti locali.
«La discussione ci doveva essere prima di assumere decisioni. Credo che la Giunta stia sottovalutando l'allarme sociale provocato da queste scelte nella Sardegna centrale. Si potrebbe finire come in Irpinia».

13 giugno 2007

Termovalorizzatore, Ottana dice no

Tratto da L'Unione Sarda

OttanaLa resistenza è nei propositi del sindaco di indire un referendum e di chiedere al governatore Soru l'annullamento della delibera super contestata, a costo anche di presentare un ricorso al Tar. Come pure nel no ripetuto a più voci dalla folla di cittadini, quasi un coro che intona un'unica nota. Non manca qualche debole dissonanza nella sala che ospita un insolito consiglio comunale chiamato a discutere ieri sera sul termovalorizzatore benedetto dalla giunta regionale e detestato dalle popolazioni locali. Le perplessitàIl sindaco ds Peppino Fenudi, finora accusato di tifare per il ni, osa bacchettare, pur con garbo, gli alti vertici regionali, compreso il collega di partito Cicito Morittu, assessore all'Ambiente. «Do atto della correttezza dell'assessore Tonino Dessì, non altrettanto ho potuto riscontrare con l'attuale». Esordio che annuncia una chiara linea di contestazione. «Di fronte a temi tanto importanti non capisco perché non c'è stata un'interlocuzione costante tra i diversi livelli istituzionali». E allora c'è una scelta obbligata, quella del referendum, meglio se congiunto con i paesi vicini, già sancita da una delibera consiliare. E una richiesta scontata: «Mi auguro che il presidente Soru possa rivedere la delibera assieme a tutto il sistema di smaltimento dei rifiuti. Non escludo un ricorso per annullare un atto che appare viziato e non conforme alle risultanze della gara». Il riferimento è alla relazione della commissione regionale che ha stilato la graduatoria dei quattro progetti in gara. All'unanimità esprime perplessità non di poco conto, richiamate con molta efficacia da Gianni Mura, rappresentante tecnico del comune di Ottana in quella commissione. Lui rompe per la prima volta il silenzio osservato durante l'incarico. E tra le 300 mila pagine prodotte dal gran lavoro attorno alla gara ne saltano fuori tre. Raccolgono i dubbi attorno all'impianto a biomasse che secondo il bando dovrebbe integrare le due linee, una di marcia e una di riserva, sui rifiuti. Ma per la commissione è "ridondante" e aprirebbe le porte al raddoppio dei rifiuti trattati che passerebbero così da 200 mila a 400 mila tonnellate, cifra equivalente alla quantità prodotta in Sardegna. «Alle biomasse non crede nessuno. Il bando è molto preciso sulle tecnologie relative ai rifiuti, mentre sulle biomasse chiede indicazioni ai concorrenti. Nessuna delle proposte in gara ha rispettato il bando», dice Mura. E aggiunge: «La centrale integrata con la produzione di energia è una proposta furbesca». Il motivo? Quando è stato fatto ? spiega ? si temeva la chiusura della centrale di Ottana che avrebbe mandato in tilt l'insediamento produttivo. Ma da gennaio la centrale è salva. E la nuova produzione di energia non serve più. Il progetto vincenteNeppure le caratteristiche del progetto vincente, quello della società spagnola Urbaser, danno sufficienti rassicurazioni. Un esempio: di fronte a un costo di 260 milioni di euro i posti di lavoro da una parte sono 38, da un'altra 91. Comunque, non grandi cifre. Altro esempio, i ricavi. Nei primi 11 anni dovrebbero essere di 62 milioni di euro di cui 13 milioni arrivano dai pagamenti delle tariffe (56,40 euro per tonnellata), 20 milioni dalla vendita di energia e 28 milioni, ovvero la quota più cospicua, dai certificati verdi, premi europei per chi produce energia utilizzando rifiuti biodegradabili. «Visto il dibattito in atto, è possibile che i certificati verdi vengano eliminati. Significa che quei 28 milioni di euro dovranno arrivare da altre entrate con l'aumento delle tariffe. È una situazione preoccupante», denuncia Mura. L'alternativaIl pubblico l'ascolta con molta attenzione anche quando parla dei resti della termovalorizzazione. La società Urbaser propone di stoccarli in una discarica vicina all'impianto che, però, può accogliere fino a 180 mila tonnellate, e in una di Sassari. Il punto è che, a conti fatti, in 30 anni bisogna smaltire un milione e mezzo di tonnellate di residui da combustione. E allora ? fa notare il tecnico ? servirà una nuova discarica. In alternativa c'è la raccolta differenziata spinta, professata da Mura, come dal sindaco che invita la Provincia a farsi avanti con una sua iniziativa che consenta di ridurre la frazione da mandare in discarica e di stoppare il progetto-termovalorizzatore. «L'impianto è una proposta tra il paternalistico e l'arrogante», commenta Mura prima di lasciare scivolare il microfono a cittadini e consiglieri comunali. Nella sala non mancano gli ospiti. «Da Ottana deve partire una rivolta contro questo modello di sviluppo», dice il leader di Sardigna Natzione Bustianu Cumpostu. «Temiamo i tempi lunghi del referendum», commenta Mario Denti per il comitato spontaneo anti-inceneritore che oggi incontra il presidente della Provincia Roberto Deriu.


Ieri anche Beppe Grillo, durante lo spettacolo di Cagliari, ha fatto un duro attacco contro il termovalorizzatore di Ottana

9 giugno 2007

Rivolta contro il termovalorizzatore

Tratto da L'Unione Sarda

Dodici dicembre 2006. Il presidente della Regione Renato Soru parla del Piano regionale dei rifiuti approvato dalla Giunta. E dice: «C'è una cosa importante per il termovalorizzatore di Cagliari: non si può più far finta di non sapere che smaltisce i rifiuti a 130-140 euro a tonnellata, laddove i privati che si finanziano il loro impianto di smaltimento, lo smaltiranno a 60, massimo 70 euro». Le dichiarazioni sono rintracciabili sul sito internet della Regione, dove è possibile consultare anche il bando per il project financing, che aveva previsto la scadenza del 30 giugno 2006 per la presentazione delle proposte. Sette giugno 2007. La delibera della giunta regionale sull'approvazione della graduatoria per il termovalorizzatore di Ottana (il progetto parla di un investimento da 270 milioni di euro oltre all'Iva, 3 linee a griglia e 91 occupati) prevede una serie di parametri: il punteggio maggiore, tra le varie voci, viene assegnato al requisito della tariffa più bassa. A vincere è la multinazionale spagnola Urbaser che propone un prezzo per il conferimento dei rifiuti di 56,4 euro a tonnellata, senza utilities (per esempio la produzione aggiuntiva di vapore). Nel caso in cui sia prevista la produzione di utilities si arriva a 61 euro. Ieri, però, durante un convegno sui rifiuti organizzato a Cagliari dalle Province sarde, anche grazie all'intervento di alcuni esperti, «è emerso che per un termovalorizzatore la tariffa minima di smaltimento per produrre profitto si dovrebbe aggirare intorno ai 90 euro», spiega Giorgio Asuni, leader regionale della Filcem-Cgil, che mostra perplessità sulle proposte per la realizzazione della centrale. La graduatoriaCon la delibera di approvazione della graduatoria, dunque, la giunta regionale insiste sulla realizzazione della centrale energetica alimentata dai rifiuti. Il provvedimento prevede una fase di concertazione con gli enti locali, ma per migliorare il progetto, senza dunque mettere in discussione l'impianto, che comunque «si deve fare», come ha ribadito lo stesso Soru ieri davanti ai presidenti delle Province sarde. i dubbi della commissioneIl progetto di Urbaser e De Vizia prevede una linea di produzione, da alimentare a biomasse (legna), ma è perfettamente uguale a quelle per bruciare i rifiuti, e quindi utilizzabile a questo scopo, nel caso le biomasse venissero a mancare. Da qui i dubbi di due componenti della Commissione regionale chiamata a esprimersi sulla graduatoria dei progetti. Il no di Roberto Serra, rappresentante della Regione nella commissione, e di Gianni Mura, nominato dal Comune di Ottana, è stato espresso in modo esplicito nel verbale. A pagina 4, infatti, Gianni Mura motiva il suo no alla graduatoria finale sulla base del fatto che «nessuno dei concorrenti propone una specifica tecnologia per le biomasse....... poiché tutti i concorrenti propongono una linea di trattamento sostanzialmente analoga a quelle per i rifiuti, modificando in questo modo uno dei requisiti strutturali del bando». Il risultato sostanziale, denuncia ancora Mura, «vede la presenza di un'ulteriore linea di termovalorizzazione aggiuntiva rispetto a quelle riferite alla quantità massima di 240 mila tonnellate». Nella pagina successiva del verbale, poi, Roberto Serra rincara la dose e afferma che «il mancato rispetto da parte di tutte le proposte progettuali delle condizioni previste» sulla trasformazione delle biomasse, è motivo «di inamissibilità alla valutazione tecnica». Tutte le proposte, sottolinea Serra, «non hanno proposto linee dedicate alla valorizzazione delle biomasse e in ogni caso non hanno avanzato alcuno studio argomentato sulla scelta della tecnologia più adatta per l'utilizzo delle biomasse». Si è preferito utilizzare una linea produttiva uguale a quella per le biomasse, scelta che «inficia anche la valutazione tecnica della proposta progettuale complessiva». Tutte osservazioni che non hanno modificato il giudizio degli altri componenti della commissione che, a maggioranza, ha approvato la graduatoria.

7 giugno 2007

Sanna (AN Sardegna): Termovalorizzatore Ottana, la Giunta Regionale prepotente e ottusa

 

“Questo pomeriggio la Giunta Regionale della Sardegna ha approvato la delibera con la quale si da attuazione alla progetto di realizzazione del termovalorizzatore nell’area industriale di Ottana, decisione prepotente a scapito delle Autonomie Locali e della salute dei sardi”, afferma Matteo Sanna Consigliere Regionale di An.

“La Giunta Regionale è incurante delle opinioni delle popolazioni, dei Comuni, delle Associazioni, e di due Commissari facenti parte della Commissione esaminatrice della gara d'appalto per la realizzazione del termovalorizzatore”…”ma la cosa più grave è il fatto che Soru e la sua Giunta stanno portando avanti un progetto, nonostante un voto chiaro del Consiglio Regionale che non più di un mese fa ha bocciato un emendamento sul project financing per il termovalorizzatore”, incalza Matteo Sanna.

“Questo è il segnale più chiaro del disprezzo che Soru ha nei confronti dei sardi e del Consiglio Regionale che li rappresenta, un gesto gravissimo, mobiliteremo le popolazioni del nuorese e dell’oristanese per contestare questa decisione e promuoveremo iniziative insieme alle Associazioni Ambientaliste per promuovere la raccolta differenziata contro lo scempio dei termovalorizzatore”, conclude Matteo Sanna.

4 maggio 2007

Termovalorizzatore? Solo se pulito

La salute degli abitanti prima di tutto. È questo l'unico aspetto che mette d'accordo favorevoli e contrari alla nascita del termovalorizzatore di Ottana, l'impianto da 160 milioni di euro in grado di bruciare i rifiuti e produrre energia elettrica. Per il resto, sulla centrale capace di generare 20 Megawatt di corrente elettrica prevista dal Piano energetico ambientale c'è rottura, anche all'interno della coalizione che sostiene la Giunta regionale. L'ultima parola, comunque spetta agli abitanti di Ottana che saranno chiamati a esprimersi attraverso un referendum, come è stato ricordato ieri durante la trasmissione "La volpe e l'uva", il programma di approfondimento di Videolina curato da Simona De Francisci. A preoccupare gli oppositori del progetto c'è il possibile impatto sull'ambiente e il dubbio che la termovalorizzazione sia una tecnologia ormai superata. «Si tratta di un progetto calato dall'alto senza nessuna partecipazione attiva da parte delle popolazioni», aggiunge il primo cittadino di Ottana, Peppino Fenudi. E gli abitanti temono che l'impianto diffonda polveri pericolose che possano contaminare i prodotti agricoli, gli allevamenti, oltre all'aria che respirano. mediciIl rappresentante dell'associazione ecologista Medici per l'ambiente Vincenzo Migaleddu aggiunge: «La termovalorizzazione crea problemi legati alla salute perché il 30% dei residui di ceneri sono altamente pericolosi e andrebbero trattati in discariche specializzate che oggi non esistono. Meglio puntare su riciclo, riuso e recupero». Voci contrarie arrivano anche dal capogruppo dei Ds al Comune di Nuoro, Sandro Bianchi: «Noi esprimiamo una posizione critica nei confronti della Giunta. Il termovalorizzatore non crea sviluppo, ma malattie. Anche gli impianti realizzati con le ultime tecnologie producono diossina, sostanza che provoca il cancro. Sulla piana di Ottana saranno immessi 3 milioni di metri cubi di fumi al giorno». sindacatoA favore del nuovo impianto si esprime invece il segretario regionale della Filcem-Cgil Giorgio Asuni: «Bisogna scegliere le tecnologie più funzionali a impattare il meno possibile nella produzione di ceneri. L'importante è recuperare tutto ciò che è recuperabile e mandare al termovalorizzatore solo il residuo finale». E il consigliere regionale dei Ds Alberto Sanna annuncia di voler promuovere una seduta della commissione Ambiente (di cui è componente) che coinvolga gli amministratori del territorio per discutere il problema. «La scelta del termovalorizzatore non è passata in Consiglio regionale. Si deve fare la scelta più rispondente alla salute delle popolazioni».

Tratto da L'unione Sarda

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